Stroncare Cacciari?

Antonio Gnoli in La Repubblica, 16 settembre 1994
(intervista e recensione a Manlio Sgalambro, Dell’indifferenza in materia di società)

Paolo Flores d’Arcais. Ci vedo troppa fantasia

«La filosofia analitica a cui Santambrogio si richiama per demolire Cacciari ha i suoi meriti. Il contributo che essa ha dato alla critica della metafisica classica, di Heidegger e dell’heideggerismo è di grande interesse e non possiamo ignorarlo. Tuttavia la stroncatura di Santambrogio non mi convince affatto, poiché il tono e lo stile sono, in un testo filosofico, sostanza dell’argomentazione, e la carica di ossessivo risentimento che impregna le pagine di Santambrogio contro Cacciari mi sembra precluda radicalmente all’autore la comprensione di questa come di altre filosofie heideggeriane e dei motivi razionalmente comprensibili del fascino che esse esercitano anche a sinistra».

Che cosa pensa dell’idea che la filosofia “illiberale” di Cacciari abbia contribuito alla sconfitta della sinistra?
«Mi sembra francamente fantasioso pensare che questa sconfitta sia collegabile alla teologia del destino di Cacciari o all’ermeneutica debole di Vattimo. Credo anzi che se una corrente filosofica ha avuto un effetto deleterio sulla sinistra italiana, sia proprio la traduzione ed esemplificazione del neocontrattualismo americano nella versione migliorista di Veca e Maffettone. Questa scuola non ha fatto che magnificare la necessità dell’alleanza fra Pci (poi Pds) e craxismo, chiamando perfino al voto per Pillitteri, in nome della cultura!»

C’è un’accusa più generale alla Sinistra incapace di confrontarsi con il pensiero liberale. Che cosa ne pensa?
«La grande antitesi oggi è fra liberalismo di destra e di sinistra. Per me “sinistra” vuol dire individuo. Quindi si tratta di assumere in tutta la sua radicalità uno dei temi classici del liberalismo. Ma in genere coloro che parlano di liberalismo non intendono affatto trarne tutte le conseguenze “eversive” che individuo e libertà comportano. Troppo spesso il discorso sull’individuo finisce per essere la copertura teorica del conformismo rispetto all’esistente. L’unica alternativa alle scuole heideggeriane mi sembra sia una filosofia del finito che faccia perno sull’individuo libertario, che scelga per il tu, che rifiuti la logica dell’appartenenza e che dunque pensi fino in fondo il motto di Camus, solitaire-solidaire».

Manlio Sgalambro. Massimo voglio darti un consiglio

«Ritengo che esista un’inimicizia profonda, solo rare volte avvertita, fra la filosofia e la politica. E questo nonostante la tradizione europea abbia tentato in più occasioni di saldarne il rapporto per poi magari tentare di disfarsene», osserva Manlio Sgalambro autore di un recente pamphlet (Dell’indifferenza in materia di società, edizione Adelphi, pagg.90, lire 11000) che si presta, sia pure indirettamente, alla polemica innescata da Santambrogio.

Ritiene anche lei, come Santambrogio, che quella di Cacciari sia una filosofia scadente?
«È un giudizio ingeneroso. Per me Cacciari è forse l’unico, o uno dei pochi, che ha in corpo il demone filosofico. Posso dissentire da certe sue scelte, per esempio quella di aver voluto fare il sindaco. Ma il suo modo di fare filosofia mi trova in perfetta consonanza. Vedo in lui, solo in lui, quello che può buttare la filosofia al di là di questo tempo. Approfitto della mia maggiore età per dargli un consiglio: cerchi meno distrazioni. Se l’Italia o l’Europa debbono essere salvate, lasci che siano altri ad occuparsene. Ami meno gli uomini e provi un po’ più di invidia per il sapere. La filosofia non è amore ma invidia del sapere».

«Tutte le nozioni centrali della filosofia, per esempio quelle di verità e di bene, sono state mangiate dalla politica, la quale ubbidisce a criteri esclusivamente pragmatici. L’illuminismo di ieri è il pragmatismo di oggi. Espresso o latente che sia, esso ha corroso le idee centrali di una filosofia degna di questo nome. La politica inoltre ha ereditato il concetto di salvezza, per cui tutto è migliorabile».

Come valuta l’accusa di illiberalità?
«Una certa illiberalità che sconfina nell’intolleranza è costitutiva della filosofia. Nei limiti in cui è vera, una filosofia è sempre una sola. Se la filosofia di Cacciari è intollerante è perché non sopporta altri ambiti, non traghetta e soprattutto non dosa con il misurino i grammi o i chili della libertà».

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